• Claro

    Christophe Claro (1962) è una delle più interessanti menti della scena culturale francese. Personaggio poliedrico (scrittore, editor e traduttore), ha iniziato fin da giovanissimo a firmarsi soltanto Claro, su suggerimento dell’attuale moglie che lo ha sempre chiamato così. Lui ha confessato che ci si è talmente abituato che quando lo chiamano Christophe ha sempre il dubbio che non si stiano rivolgendo a lui. La sua iniziazione alla traduzione rivela tutta la sua passione per la scrittura: le sue correzioni di bozze per le éditions du Seuil erano così precise e fitte di commenti che il direttore non poté fare a meno di metterlo alla prova. Nel 1989, armato di una lunga lista di libroni che avrebbe voluto tradurre (“prediligo i libri lunghi perché ti tengono compagnia per un anno e mezzo”), fa il giro delle case editrici proponendo i suoi scouting. E così traduce Vollmann, Pynchon, Rushdie, Barth, Marcus, Selby jr, Cooper. Nel 2003 vince il premio Maurice-Edgar Coindreau, guadagnandosi l’epiteto di “traduttore dell’impossibile”. Lavora quindici ore al giorno su più cose allo stesso tempo – quattro o cinque traduzioni e uno o due romanzi (in tutto ne ha scritti una decina) –, perché i progetti “si nutrono l’un l’altro”. È sposato e ha quattro figli.