Benvenuti a Paradise Falls

Il primo volume della saga di Don Robertson, lo scrittore più amato da Stephen King

Benvenuti a Paradise Falls l’Arcadia perduta d’America

SUSANNA NIRENSTEIN

Ci sono autori che ti trascinano via come una lingua di lava incandescente. Il lettore pensa che la scena si sia placata, che quel dato personaggio abbia già fatto quel che doveva fare, che il suono dell’acqua di un ruscello o del cinguettio di un uccello voglia dire che per un attimo può distrarre la sua attenzione. E invece non è così, la striscia infuocata continua a correre per la sua strada e ti trascina con lei: non puoi mollare la pagina, perché mille e più di mille ne stanno per succedere, e decine di altri attori entreranno in scena. ognuno con la sua storia, il suo tic, i suoi genitori, il suo amore o la sua solitudine, i suoi misfatti, le sue cadute, le risalite in un affresco totale che ti fa sentire uno di loro. Ecco, un autore di questo genere è Don Robertson. classe 1929 (scomparso nel1999), Ohio, con il suo Paradise Falls, di cui questa volta leggiamo solo la prima gran puntata, 670 pagine a cui a breve si aggiungerà il seguito, un volume altrettanto grosso e pesante (di lui abbiamo comunque già letto i formidabili L ‘uomo autentico e L ‘ultima stagione, tutti editi da Nutrimenti). Don Robertson è il preferito di Stephen King, (che paragonava la lettura di un suo libro a un incontro di boxe col giovane Cassius Clay), ma anche il suo recensore sul New York Times, Robert Granat, nel1968, quando il titolo uscì, non scherzò, equiparandolo a Guerra e pace. Per la quantità di personaggi memorabili e per la drammaticità, a cui vogliamo aggiungere una carica di ironia che non è da tutti, una capacità di passare dai toni bassi e ridanciani a quelli commoventi. La scena in Paradìse Falls si svolge in gran parte nell’omonima immaginaria cittadina dell’Ohio alla fine della guerra civile americana, dal1865 al 1875 (il secondo volume finirà con lo schiudersi del nuovo secolo), ma naturalmente nei flashback si andrà molto più indietro in un corale colorarsi di un piccolo paese di frontiera, un’Arcadia quasi perfetta simbolo di un’America che poggia fermamente e onorevolmente sui valori dei padri fondatori, retta da Isaac Oke) Underwood, un uomo massiccio e giusto, fedele alle tradizioni che ne hanno forgiato carattere e alle istituzioni. Un uomo a cui tutti riconoscono il potere e l’egemonia che si è guadagnato. Anche la moglie Phoebe, di nobili origini, ha dato il suo tocco a Paradise Falls, una statua femminile dedicata alla Bellezza nel centro del paese che dovrebbe dare poesia e leggerezza alla vita ordinata di tutti. La guerra porta i suoi eroi e i suoi morti. Intanto incontriamo J.K.Bankson, direttore del giornale locale dal padre suicida e dalla volontà di ferro nonostante la gobba che si porta dietro; il proprietario del saloon che beve un litro di whisky al giorno; il comandante della legione vittoriosa di ritorno, condannato a morire di dissenteria eppure amatissimo da una moglie pitonessa; la vecchia famiglia Masobrink arroccata sulle colline più sfortunate e avare della contea; i sostenitori e i nemici di Lincoln; il giovane Ferdinand Purvis innamorato poeticamente della sua Amelia che gli verrà portata via per uno sporco baratto del padre. Ed è in mezzo a tutta questa scena animata, animatissima, dicevamo, che arriva in città Charles Palmer Wells (per tutti Charley), uomo sui 25 anni pavido ma furbissimo deciso ad andare incontro senza regole alla propria grandezza (è stato umiliato troppe volte per non essere determinato a riscattarsi), sposato a una donna, Nancy, dal seno luminosamente bello. Charley, l’abbiamo detto, non guarda in faccia a nessuno, nemmeno a Ike Underwood, anzi subdolamente lo sfida ogni volta che può, soprattutto arrivando loscamente, dopo una partita a poker senza pietà contro l’erede di una vecchia famiglia del posto, a possedere un terreno carico di carbone come una cornucopia, riuscendo (con degli imbrogli senza quartiere) ad acquistare tutti i lotti intorno, e aprendo un numero cospicuo di miniere. E facendo così degenerare quell’Arcadia perfetta in un pianeta di ricchissimi e morti di fame. Il gioco è fatto. Paradise Falls è cambiata. Mentre tutto intorno si sono sviluppati amori e tradimenti, malattie, figli, feste, scazzottate. La maggior parte del tempo andiamo di trotto e di galoppo, frastornati dalle miriadi di cose che succedono: ogni tanto ci fermiamo, storditi, colpiti da tanta fortuna o in altri casi dai crudeli precipizi, e ci capita di accompagnare alla morte uno dei protagonisti, lentamente, tragicamente, dolcemente, come durante un Miserere di Bach. Cosa altro può succedere? Molto, lo sappiamo dalla fine impetuosa e impietosa di questa lunga prima puntata di ParadìseFalls. E non vediamo l’ora di leggerne il seguito.