Il racconto del barista

Non so quanti in Italia conoscano Ivan Doig, scomparso nel 2015 dopo una vita intensa ecoronata da un matrimonio felice, sedici libri pubblicati e l’onore di essere tra i finalisti delNational Book Award con il memoir This hCarol a Seattle. Figlio di un cow-boy e di una cuoca, come leggiamo nella terza di copertina,Doig appartiene di diritto alla categoria dei narratori americani ‘di frontiera’ o se si preferisce‘western’, che hanno fatto del raccontare in modo lento e sinuoso le vicende umane un’arteunica e straordinaria.Giornalista, poeta mancato – ma la vena pervade i suoi romanzi – grande amante dellaletteratura, Doig considerava, come si legge nella bella postfazione del suo traduttore NicolaManuppelli, di fondamentale importanza l’incipit di un romanzo:“Nessuno è pagato per leggere i tuoi libri. L’accoglienza è importante.”A partire da questo il suo narrare si svolge in modo pacato e costante, con una grandeattenzione alla parola scritta, alle atmosfere, alla fisionomia e allo stato d’animo diprotagonisti e comprimari, all’ambientazione.Doig ha anche scritto:“Se c’è qualcosa che desidero che i miei lettori, da complici sensuali di questa cerimonia delleggere e dello scrivere, si portino via dalle mie pagine, è l’idea che gli scrittori di un certolivello possano ambientare il proprio lavoro in un luogo specifico e al tempo stesso continuarea parlare di quel paesaggio più vasto che è la vita.”La vita quotidiana della gente comune, dunque, che s’inserisce alla perfezione in un paesaggioreale come quello del Montana, magnifico e al contempo esagerato (larger than life, direbbeDoig) che fa da sfondo a quasi tutti i suoi libri e in particolare a Il racconto del baristaambientato nel 1960.“Mio padre è stato il miglior barista mai esistito.”Così inizia il libro e così il dodicenne Russell, detto Rusty, ci presenta suo padre Tom Harry,proprietario del Medicine Lodge, cittadina di Gros Ventre, contea di Two Medicine, Montana.Tom e Rusty sono due uomini soli. A poco più di un mese dalla sua nascita, la madre ha presoil volo abbandonandolo e solo alla fine scopriremo cosa sia realmente accaduto e perché. Tomnon è in grado di allevare un bambino così piccolo e lo affida a sua sorella Marge, nella lontanaArizona. Ma quando Rusty compie sei anni Tom va a riprenderselo. Non per la solita brevevacanza insieme, bensì per il resto della vita. L’arrivo a Gros Ventre sarà per Rusty uno shock– coinvolto in un derby di pesca alla trota, riuscirà a infilarsi l’amo in un’orecchio con tutti gliinconvenienti del caso – fino a trasformarsi negli anni in una stupefacente esperienza.La vita nel bar di suo padre – dove passa il suo tempo nascosto nel retrobottega ad ascoltaregrazie al condotto di aerazione quello che accade nel locale – l’incontro con un’umanitàstramba e variegata fatta di pastori, operai, giornalisti, turisti di passaggio, sarà per Rusty unacontinua scoperta e una grande scuola di vita.Superati al volo i primi sei anni nell’esistenza di Rusty, Doig concentra il racconto sugli eventidel 1960, sul terribile inverno che colpisce la regione, l’arrivo di Zoe, coetanea delprotagonista, che diventerà la sua amica più cara e con la quale il ragazzo condivideràquell’anno straordinario, l’apparizione del ricercatore di parole e suoni perduti Philip DelanoRobertson – nella cui descrizione ritroviamo i tratti somatici dell’autore: alto, magro, rosso dicapelli -, la comparsa di una vecchia fiamma di suo padre, l’ineffabile Proxy e di sua figliaFrancine, spacciata per figlia di Tom. In quella stralunata estate del 1960 gli eventi siaccavallano senza un attimo di tregua e Rusty scoprirà, con stupore e meraviglia,l’avventuroso passato di suo padre.Forse a qualcuno questo libro ricorderà Il buio oltre la siepe. Benché luoghi e situazioni sianodiversi, anche qui noi lettori vediamo il mondo e ciascun avvenimento attraverso lo sguardodel dodicenne Rusty, voce narrante. Facciamo nostri i suoi sogni a occhi aperti, le sueincertezze, i dubbi, le paure, i sospetti espressi da qualcuno che si è appena affacciato alla vitae si sforza di comprenderla e comprendere il mondo degli adulti, un universo difficile e pienodi insondabile mistero. Doig governa con mano ferma un nugolo di personaggi e avventurosieventi dando voce a tutti con umorismo, quando necessario, e sofferta partecipazione quandosi tratta di momenti luttuosi. Possiamo solo augurarci di cuore che anche gli altri suoi libritornino a galla e ci tengano compagnia come accade con le belle pagine de Il racconto delbarista