L’assassinio di JFK è una tragedia che tormenta ancora l’America

MANTOVA, 06 set. – Alla Basilica palatina di Santa Barbara ieri sera incontro ricco di contenuti made in Usa con lo scrittore scrittore e accademico texano Benjamin Taylor. Ad accompagnarlo Gabriele Romagnoli, che di John Fitzgerald Kennedy e Stati Uniti si è più volte occupato come scrittore e giornalista. Il 22 novembre 1963 è una data passata tristemente alla storia per l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy. Quel giorno un giovane Benjamin Taylor assiste a un suo discorso a Fort Worth, per apprendere poche ore più tardi della violenta uccisione del presidente statunitense. Da quell’evento tragico è nato anni più tardi un memoir “Il clamore a casa nostra” nel quale la vita familiare dell’autore diventa una lente attraverso la quale analizzare le vicende che scossero il Nordamerica, tra guerra nel Vietnam e lotte contro la segregazione razziale. Impegnato tra i grandi avvenimenti della Storia e quelli piccoli della quotidianità, lo scrittore e accademico texano amalgama riflessioni sulla giovinezza e la natura del tempo, passando in maniera splendidamente letteraria dall’universale al particolare. “Nel mio ultimo libro parlo di eventi accaduti mezzo secolo fa, e della mia amicizia con Philip Roth – spiega Taylor – E’ un libro che parla delle mie memorie. Le memoria nasce dall’inpulso di narrare quello che sarebbe destinato all’oblio”. “Come disse Ernest Hemingway, la mia vita è un susseguirsi di memorie, e io voglio raccontarle. Scrivere questo libro mi ha fatto stare bene, e ora vivo più serenamente”. Taylor conferma che le vicende e l’amicizia con Roth narrate nel libro hanno avuto la sua approvazione. “Prima di morire mi esortò a scrivere questo libro, e quindi ‘Here we are”, ‘Eccoci qui’” “La letteratura resta un insegnamento morale ?” chiede Romagnoli. “La morale si riassume con altra frase di Hemingway che diceva che una cosa morale è una cosa che ti fa star bene. Ovviamente questo vale per delle persone che hanno una coscienza” spiega Taylor. L’autore spiega poi il suo rapporto con il lutto. “Non possiamo piangere e rimpiangere persone morte e anziane che hanno vissuto la vita appieno. Come i miei genitori e l’amico Philipappunto. Quando una persona muore giovane la cosa è diversa, ed è terribile”. “Perchè gli Stati Uniti non si sono ancora dati una ragione della morte di JFK ?” chiede Romagnoli. “E’ una tragedia che tormenta ancora il paese. Perchè è un mistero che non è in realtà un mistero. E’ una storia inplausibile che però dobbiamo capire che è vera. Lee Harvey Oswald ha ucciso Kennedy”. “Ben 4 presidenti americani sono morti assassinati ma solo la morte di JKF è circondata da congetture e un alone di mistero che affascina il mondo. Dopo la morte di JFK l’America ha dovuto porsi delle domande. Cosa sarebbe successo, cosa sarebbe cambiato se non fosse mai stato ucciso ?” Benjamin Taylor: ‘L’assassinio di JFK è una tragedia che tormenta ancora l’America’

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