• Claro

    Carne elettrica

    pp. 160

    11,90

    Traduzione di Stefania Ricciardi

    Prima edizione aprile 2011

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    14,00 11,90
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    Howard Hordinary è un boia americano rimasto senza lavoro. Lo Stato per cui lavorava è passato all’iniezione letale. Howard sogna di tornare ai gloriosi momenti in cui dispensava la morte.
    La sua ossessione gli modifica vita e percezione della realtà: raccoglie cimeli di Houdini, si convince di essere un suo discendente e si procura la prima sedia elettrica mai costruita. È dalla sua cantina che comincia quest’avventura, gli basta sedersi sulla sedia, originare la scossa e lasciare che la sedia stessa, come una macchina del tempo, racconti di quando Houdini bambino venne folgorato dalla bella Szuszu, la puttana elettrica, o degli scienziati alle dipendenze di Edison che in una carneficina senza fine dispensarono corrente alternata a cani, babbuini, elefanti e uomini – macabri esperimenti per la macchina della morte. Da lì in poi la sedia elettrica non avrebbe più smesso di operare – una sfibrante celebrazione del genio e della follia di Godhison, lo scienziato, e del mondo –, non avrebbe più smesso di far sfrigolare migliaia di uomini e il corpo martoriato dell’America e di un intero, terribile secolo.

  • Claro

    Christophe Claro (1962) è una delle più interessanti menti della scena culturale francese. Personaggio poliedrico (scrittore, editor e traduttore), ha iniziato fin da giovanissimo a firmarsi soltanto Claro, su suggerimento dell’attuale moglie che lo ha sempre chiamato così. Lui ha confessato che ci si è talmente abituato che quando lo chiamano Christophe ha sempre il dubbio che non si stiano rivolgendo a lui. La sua iniziazione alla traduzione rivela tutta la sua passione per la scrittura: le sue correzioni di bozze per le éditions du Seuil erano così precise e fitte di commenti che il direttore non poté fare a meno di metterlo alla prova. Nel 1989, armato di una lunga lista di libroni che avrebbe voluto tradurre (“prediligo i libri lunghi perché ti tengono compagnia per un anno e mezzo”), fa il giro delle case editrici proponendo i suoi scouting. E così traduce Vollmann, Pynchon, Rushdie, Barth, Marcus, Selby jr, Cooper. Nel 2003 vince il premio Maurice-Edgar Coindreau, guadagnandosi l’epiteto di “traduttore dell’impossibile”. Lavora quindici ore al giorno su più cose allo stesso tempo – quattro o cinque traduzioni e uno o due romanzi (in tutto ne ha scritti una decina) –, perché i progetti “si nutrono l’un l’altro”. È sposato e ha quattro figli.