• Ernest Shackleton - Robert Falcon Scott - Edward Adrian Wilson

    Diari antartici

    Quattro esplorazioni verso il punto estremo

    pp. 368

    16,56

    Traduzione di Amilcare Carpi de Resmini
    Con i contributi di Ettore Mo, Laura Genoni e Filippo Tuena

    Prima edizione ottobre 2010

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    19,50 16,56
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    Dopo aver letto i diari d’esplorazione di questo libro forse il lettore avrà più chiaro l’obiettivo di quell’andare apparentemente senza senso che conduce al punto estremo focalizzato al centro del continente antartico e che al contrario di ogni altra esplorazione non è rivolto a un luogo geografico significativo (una vetta una foce una sorgente un’isola). Non è neppure una città fantasma una mitica Eldorado un continente sommerso. Il punto inseguito dagli esploratori antartici è semplicemente un luogo geometrico un punto originato dalla forma sferica della Terra e dalla cartografia che ha cercato di misurare il pianeta: il punto d’incontro tra la natura e la scienza geografica. Ma è anche uno dei dati di un problema di fisica. L’altro dato necessario per risolvere il problema è stabilito dalla resistenza degli uomini che cercano di raggiungere quel punto. Ovvero dato un punto geografico come si può raggiungerlo conoscendo attrito e forza motrice del punto mobile.
    Il primo viaggio di Scott è aleatorio sembra più il lancio di un sasso verso il cielo in quella direzione indeterminata che è soltanto lontananza dal punto di partenza e che termina la sua corsa troppo lontano dal bersaglio per fornire dati significativi.
    La spedizione di Shackleton ha spostato in avanti la tensione di quell’elastico e s’è fermata a 97 miglia dall’obiettivo. Le difficoltà sopraggiunte durante il viaggio di ritorno hanno dato ragione all’esploratore che effettivamente aveva misurato bene le capacità e la resistenza umane. Non sarebbe stato lui a trarre le conseguenze dalla sua esperienza ma sarebbe toccato a Scott valutare di persona quanto difficile era percorrere quelle ulteriori 97 miglia.
    L’ultima spedizione di Scott – qui documentata dal diario di Wilson – racconta quel che Shackleton ha pensato non dovesse essere vissuto. Racconta quel che c’è oltre il limite delle capacità umane.
    Filippo Tuena

  • Ernest Shackleton

    Ernest Shackleton (1874-1922) visse da protagonista l’epoca d’oro delle spedizioni antartiche. Prese parte al viaggio della Discovery guidata da Scott, poi comandò la Nimrod nella spedizione culminata con il Farthest South, il record di avvicinamento al polo Sud, l’ultimo prima della definitiva conquista da parte di Amundsen. L’impresa gli valse gloria e riconoscimenti in patria, accresciuti dalla sfortunata ed eroica impresa dell’Endurance che Shackleton stesso racconterà in Sud. Morì in Georgia del Sud mentre era impegnato nell’ennesima spedizione antartica.

    Robert Falcon Scott

    Il nome di Robert Falcon Scott (1868-1912) è indissolubilmente legato alla ‘corsa’ al polo Sud, che lo vide preceduto di poche settimane dalla squadra norvegese di Roald Amundsen, e che si concluse con la morte dell’esploratore britannico e di quattro dei suoi compagni sulla strada del ritorno. Prima della tragica spedizione della Terra Nova (1910-1913), Scott aveva comandato anche quella della Discovery (1901-1904), compiendo insieme a Ernest Shackleton e Edward Wilson la prima marcia di avvicinamento al polo Sud mai tentata dall’uomo.

    Edward Adrian Wilson


    Edward Adrian Wilson (1872-1912), fisico, naturalista e pittore inglese, prese parte alle due spedizioni in Antartide guidate da Robert Scott. Durante la spedizione della Terra Nova, comandò la prima marcia antartica invernale che nel luglio 1911 raggiunse capo Crozier sull'isola di Ross, per effettuare studi sulla colonia di pinguini imperatore. Nell'estate successiva prese parte alla marcia verso il polo Sud, trovando la morte insieme ai suoi compagni sulla via del ritorno.