• Margaret Laurence

    L’angelo di pietra

    pp. 304

    8,5015,30

    Traduzione di Chiara Vatteroni

    Prima edizione novembre 2011

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    Al centro di questo grande romanzo il racconto della vita e del mondo, la vita di una donna, della sua famiglia, delle sue travagliate vicende, e insieme del Canada, della regione aspra di praterie che ospita questi indimenticabili personaggi. Narrata dal punto di vista di Hagar, indomita novantenne, vicina all’ultimo traguardo ma che alla morte non si arrende, la sua storia è una storia dura percorsa dal dolore, dalla povertà, dalla solitudine, dall’amore troppo avaro.
    Nel romanzo si parla continuamente della morte, a partire da quell’angelo di pietra che campeggia nel titolo come nel cimitero della cittadina canadese, e tutta la narrazione si dipana al presente in un preciso e struggente resoconto della condizione di chi, come Hagar, alla morte si sta avvicinando, ma alla morte si ribella.
    Eppure, anche nelle difficoltà, la vita di Hagar – la vita insomma – è un dono irrinunciabile, l’unico che abbiamo e per questo non resta che celebrarla in tutte le sue manifestazioni. E il romanzo veste allora tutti i colori delle stagioni che trascorrono nel passo veloce di un’esistenza fiera e piena (“Tutta la mia opera è percorsa dalla speranza anche se in essa non c’è nulla di ottimistico”).
    Storie di donne e di uomini, quelle della Laurence, che appartengono al tempo eterno e misterioso del destino umano. Come Virginia Woolf, Margaret Laurence – che ha unito l’impegno letterario a un forte impegno politico e civile – ha scavato nella coscienza femminile e dalla sua ‘stanza tutta per sé’ ha letto il Canada attraverso le ‘sue’ donne, costruendo una narrazione dal respiro lungo che supera i confini di una nazione per arrivare diritto al cuore di ciascuno di noi.

  • Margaret Laurence

    Margaret Laurence (1926-1987) nasce a Neepawa, piccolo centro rurale nella provincia del Manitoba, in Canada, che le servirà da ispirazione per la città immaginaria di Manawaka, in cui è ambientata la saga di cinque romanzi che le ha dato notorietà internazionale. Dopo la laurea segue il marito ingegnere in Africa, dove vive per alcuni anni e inizia a scrivere. I riconoscimenti arrivano negli anni Sessanta con il ritorno in patria e la pubblicazione del primo romanzo del ciclo di Manawaka: L'angelo di pietra. Nel 1974 la saga si chiude con I rabdomanti, che le vale il secondo Governor General's Award, il più prestigioso premio letterario del Canada, già ricevuto nel 1966. Di lei Agostino Lombardo ha scritto: "Margaret Laurence, come Shakespeare, come Faulkner, ha un senso pieno della vita e dunque ha il senso della sua tragicità. Qui sta, io credo, il segno supremo del classico, ed è qui la svolta che la scrittrice fa compiere alla letteratura canadese (così come Hawthorne e Melville, a metà, dell'Ottocento, l'avevano fatta compiere alla letteratura americana)".