Quel fratello eletto a eroe senza macchia

Una volta Peter Dinklage, il Tyrion Lannister della celebre serie tv Il Trono di spade, disse a proposito degli attori acondroplasici che, pur comparendo in molte pellicole fantasy, nessuno concede mai loro una storia d’amore o una personalità riccamente delineata. E forse quell’assunto potrebbe estendersi all’intera categoria delle persone con disabilità, troppo spesso rappresentate, in letteratura come al cinema, in maniera piatta e poco sfumata o, nella migliore delle ipotesi, come specchio più o meno deformante del personaggio principale.
Anche Miguel, protagonista con sindrome di Down del romanzo Mio fratello, firmato dal portoghese Alfonso Reis Cabral fa da specchio all’io narrante, per l’appunto, suo fratello maggiore di un anno, professore universitario disincantato e misantropo. La storia si svolge su due piani temporali: da una parteil presente in cui i due sibling, come oggi si dice in linguaggio vagamente specialistico, si ritrovano insieme dopo 20 anni e, dall’altra, i tempi andati dell’infanzia e dell’adolescenza, fino al distacco del maggiore che lascia Porto per andare a studiare a Lisbona e che, con gli anni, diraderà fino a interrompere del tutto, i rapporti con la famiglia. Ma una volta morti i genitori sarà proprio quel fratello assente e distratto ad aggiudicarsi la custodia di Miguel, dopo aver ridotto al silenzio le quattro agguerrite sorelle che non lo credono in grado di assumersi qualsivoglia responsabilità. E da lì in poi tenterà di ricostruire la propria frantumata esistenza sulle fondamenta di un nuovo rapporto con il proprio fratello minore: una relazione, nella volontà del professore, talmente totalizzante da bruciare alla radice ogni possibile interferenza esterna. Questa pretesa unilaterale dovrà però fare presto i conti con la strenua opposizione da parte di Miguel, eroe magnanimo e dolente, destinato al sacrificio del più nobile dei sentimenti umani: l’amore senza compromessi per la donna che un giorno ha incontrato tra le mura del centro di accoglienza diurno e che da quel momento ha deciso di eleggere a propria compagna di vita. Un mongoloide e una ritardata mentale li etichetterà il fratello maggiore al colmo dell’impotenza di fronte alla forza di un sentimento, nella sua visione, degno di un romanzo più che di individui come loro. Ma in realtà esseri umani che, oltre i limiti dei propri deficit cognitivi, sono in grado di manifestare tratti potenti di personalità e ferrea volontà di autodeterminazione.

Reis Cabral, che come il protagonista è quinto di sei fratelli di cui uno con sindrome di Down, ha scritto il romanzo a soli 24 anni. Nonostante la giovane età, colpisce l’abilità della costruzione narrativa. La personalità di Miguel si disvela con sapiente lentezza nel corso del romanzo, mostrandosi solo sul finale in tutta la sua potente complessità. Ne emerge un personaggio che non dimenticheremo facilmente: integro e autentico come un guerriero moderno. ■

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