• Christine Schutt

    Florida

    pp. 192

    13,60

    Traduzione di Susanna Basso

    Prima edizione febbraio 2010

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    16,00 13,60
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    “Volevo che tutti conoscessero la mia storia, che la recepissero dolorosa, come un bollettino di guerra, con me al centro che declamavo: ‘Mio padre è morto, e io aspetto solo che la mamma guarisca e mi porti via da tutte queste case screpolate dall’inverno’.”.
    È Alice a parlare. Orfana a cinque anni del padre – morto misteriosamente in un tragico incidente stradale –, affidata prima agli zii poi ai nonni perché la mamma – Alice anche lei – non stava bene e non era nemmeno in grado di occuparsi di sé stessa, questa bambina sognante e ferita vive sospesa nell’altalena della sua vita, inghiottita dalla solitudine, nel tempo malfermo e malato della sua mente che con erratici singhiozzi spodesta qualsiasi certezza; e così Alice sceglie il passato come luogo di elezione, rimpiazza il padre col fedele Arthur – il vecchio autista del nonno –, sputa indifferenza sulla lunga schiera di uomini della madre – tutti inesorabilmente chiamati Walter –, cerca di limitare lo sdegno che prova per gli zii, ascolta l’interminabile mutismo della nonna.
    Di distacco in distacco, di casa in casa, nello sfaldarsi di tutto ciò che le è caro, nell’arco di un monologo che dura vent’anni, Alice, come d’altronde la madre, torna sempre al calore originario, alla maledizione delle parole del padre (“c’è la Florida nel nostro futuro”) che diventeranno un affilato strumento di tortura. Florida paradiso, Florida panacea, Florida medicina. In Florida fa sempre caldo – un caldo bollente – e d’inverno “niente cappotti, niente stivali, catene da neve, sale, spalatrici e pale”, in Florida il pomeriggio è “una bibita frizzante dietro l’altra con ciliegie da mangiare, gambo e tutto”, ricordi felici. In Florida poi godono tutti di ottima salute.
    Ma nel Midwest l’inverno è interminabile, grigio di neve e solitudine. Va riempito di sogni. La Florida non è di certo nella casa dei suoi zii, dove bisogna sempre chiedere il permesso, non è nella Casa Grande, dove regna un gelido ordine; è forse nella premura di Arthur o nella passione per la letteratura del professor Early, lui sì autentico motore della culla di parole che è questo romanzo. Libri, conforto degli orfani. Florida artificiale, bergsoniana, necessaria come d’altronde era stato quell’assurdo lettino d’alluminio dove la madre, in pieno inverno, all’apice del delirio, si metteva a prendere il sole.

  • Christine Schutt

    Christine Schutt (1948) è nata e cresciuta nel Wisconsin con i nonni materni. Dopo aver studiato alla University of Wisconsin-Madison si è trasferita a New York per perfezionarsi alla Columbia University e seguire i celebri corsi di scrittura di Gordon Lish. La sua prima raccolta di racconti, Nightwork, è stata giudicata dal poeta John Ashbery il miglior libro del 1996 sul Times Literary Supplement. Florida, il suo primo romanzo, è stato finalista al National Book Award nel 2004. Il suo ultimo lavoro, il romanzo All Souls, è arrivato nella terna finale del Pulitzer 2009. È molto apprezzata da grandi scrittori come George Saunders, Gary Lutz, Rick Moody, David Means, e il conferimento di due O. Henry Prize e del Pushcart Prize stanno a testimoniare l’attenzione di cui gode questa appartata scrittrice. Attualmente vive a New York e lavora come insegnante e editor della rivista letteraria Noon.