• Robert Louis Stevenson

    Il Master di Ballantrae

    pp. 112

    A cura di Simone Barillari
    IIllustrazioni di William Brassey Hole

    Prima edizione settembre 2012
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    “Era inverno; la notte era molto buia; l’aria straordinariamente limpida e pungente, addolcita dal profumo delle foreste. In lontananza si poteva sentire il fiume che si contendeva il passaggio con il ghiaccio e le rocce: si intravedevano poche luci, irregolarmente sparse nell’oscurità, ma così distanti da non intaccare la sensazione di solitudine assoluta. Le condizioni perfette per dare vita a una storia… ‘Vieni’, dissi al mio motore interiore, ‘inventiamo un racconto, una storia che attraversi molti anni e paesi, che parli di mare e di terra, luoghi selvaggi e civilizzati…’.”.
    Così Robert Louis Stevenson racconta la genesi del Master of Ballantrae. È la descrizione di una magica illuminazione affabulatoria che lo coglie una sera d’inverno nella sua casa sul lago Saranac, nello stato di New York. Lì, nel dicembre del 1887, inizia a scrivere il romanzo che finirà due anni dopo, a bordo dello yacht Casco, nei mari della Polinesia. Dunque, effettivamente, Ballantrae attraversa mari e terre, luoghi selvaggi e civilizzati. E passato e presente, perché la vicenda ha inizio in Scozia (con un ricordo delle storie di quelle terre) e termina nella wilderness americana (con i paesaggi del presente dello scrittore). E attraversa, impregnandosene, anche l’incubo ricorrente di Stevenson: l’ansia del doppio, dell’antagonista interno, dell’alter ego del quale non ci si può liberare.
    In questo caso il dissidio è tra due fratelli e riguarda un titolo ereditario e la mano di una graziosa fanciulla. L’uno e l’altra da sempre promessi al primo e, per una serie di circostanze, finiti nelle mani del secondo. James, il fratello maggiore, è quanto di più diabolico, a detta dello stesso Stevenson, sia mai uscito dalla sua penna (the Master is all I know of the devil). Henry per contro è il ritratto del mite gregario, del dimesso, e che tuttavia accaparra vantaggi e privilegi, e nel corso del racconto subisce una trasformazione spaventosa, corroso anche lui dal male e dal livore. Lo scontro comincia nel 1745, in coincidenza con lo sbarco del pretendente Charles Stuart al trono di Scozia e con la sua sconfitta nella battaglia di Culloden nella quale James viene ritenuto morto. Proseguirà poi per anni, prima tra le mura del castello avito – con una prima resurrezione del Master – e poi, in un vero incubo dell’ostinazione distruttiva, nelle terre desolate che lambiscono la regione dei Grandi Laghi americani.
    Stevenson era piuttosto perplesso riguardo a quest’ultima parte. Confidò all’amico Henry James che riteneva il finale inverosimile. Gli sembrava d’aver calcato troppo la mano. E tuttavia il lettore che seguirà sino in fondo le vicende dei due fratelli rimarrà contagiato anch’egli da quel dissidio e al senso dell’inverosimile temuto da Stevenson sostituirà quello dell’inevitabile, così come appare essere la conclusione, terribile e inaspettata, del più amaro e disilluso romanzo dello scrittore scozzese.

    Questa edizione ripropone le illustrazioni di William Brassey Hole pubblicate nella prima edizione in volume dell’opera del 1889.

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  • Robert Louis Stevenson

    Robert Louis Stevenson (Edimburgo 1850 – Vailima 1894) è tra gli scrittori più importanti di ogni tempo, autore di classici come L'isola del tesoro e Lo strano caso del Dr Jekyll e di Mr Hyde.