• Francesco Permunian

    La Casa del Sollievo Mentale

    pp. 176

    5,9413,60

    Prima edizione ottobre 2011

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    È un bibliotecario del lago di Garda il protagonista di La Casa del Sollievo Mentale, un’opera esilarante e grottesca, divertente e blasfema, dolce e terribile, con scene autenticamente hard e noir: sesso di vecchie signore con animali, pie dame che si prostituiscono a fin di bene, balli notturni con bambole di gomma, una zia che parla con la Madonna, marchettari necrofori e ballerine alcolizzate. E poi, orribili segreti familiari nascosti tra le mura di un manicomio di provincia: la Casa del Sollievo Mentale. Storie che rotolano insieme verso un finale cupo nel buio di una soffitta abitata da un vecchio criminale nazista e dalle ombre delle sue vittime.
    Ma oltre questa sarabanda di fatti più o meno turpi, di personaggi più o meno inetti e spregevoli – medici, confessori, militari, falegnami, donne di carità – si sente scorrere in profondità per tutto il libro – come un vento sotterraneo e infernale – la nostalgia potente per un mondo perduto, per una ‘beltà’ svanita. Nostalgia usata come un’arma che apre, scalza, mette a nudo tic e manie del nostro basso impero.
    Una scrittura, quella di Permunian, che conosce tutti i registri del grottesco e del farsesco, riuscendo attraverso la sua vena surreale a gettare uno sguardo acuminato sulla realtà e sull’attualità svelandone gli aspetti più incredibili e corrotti. Cresciuto al disincanto di una certa cultura veneta, Comisso e Parise, l’autore felicemente ancor più si accompagna a quegli autori dell’Est europeo che hanno popolato le nostre fantasie e sogni più bizzarri: da Schulz a Gombrowicz fino al grande Gogol.
    Storia buffa e struggente, feroce e crudele, come a suo tempo aveva già intuito Luca Doninelli che scrisse dell’autore: “Permunian appartiene alla schiva tradizione degli scrittori crudeli per obbligo”.

    Quanto appare distante dai vezzi della narrativa italiana di oggi, questo autore! Vicino se mai agli estri fantastici di una certa cultura veneta (Comisso, Parise, Berto) e ancor più ad autori dell’Est. Gli illustri bizzarri, i manipolatori di sogni, i maniacali: Gogol, Schulz, Gombrowicz. Semplici corrispondenze? O affinità di gusto? O qualcosa è dovuto anche al mestiere di bibliotecario di Francesco Permunian?”.

    Giovanni Pacchiano, Corriere della Sera

    Uno stile narrativo che oscilla dal grottesco al farsesco ma fabuloso, cioè con l’esito per cui, quanto più la situazione narrata è surreale, tanto più illumina una realtà che è socialmente riconoscibile”.

    Maria Corti

    Permunian ha una dote assai rara e poco frequente nei narratori italiani, quella di guardare la realtà con distacco fin anche cinico, tanto da permettergli di usare una scrittura tagliente che privilegia il grottesco e le situazioni al limite”.

    Fulvio Panzeri, Avvenire

  • Francesco Permunian

    Francesco Permunian (Cavarzere 1951) è autore di Cronaca di un servo felice (Meridiano Zero 1999), Camminando nell’aria della sera (Rizzoli 2001), Nel paese delle ceneri (Rizzoli 2003), Il principio della malinconia (Quodlibet 2005), Dalla stiva di una nave blasfema (Diabasis 2009), La Casa del Sollievo Mentale (Nutrimenti 2011) e Il gabinetto del dottor Kafka (Nutrimenti 2013). Sulle sue opere hanno scritto i maggiori critici. Franco Cordelli lo ha incluso fra i settanta autori che rappresentano la letteratura italiana, Andrea Cortellessa lo ha inserito nell’antologia La terra della prosa. Narratori italiani degli anni Zero (L’Orma 2014).