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  • Don Robertson

    Paradise Falls
    2. L’inferno

    pp. 938

    Traduzione di Nicola Manuppelli

    Prima edizione giugno 2019
    ISBN:


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    Spese di spedizione per l'Italia € 4,00

    La grande epopea di Paradise Falls, dalla guerra civile americana fino agli albori del Novecento, prosegue nel secondo volume di un capolavoro ritrovato della letteratura.
    Dopo aver assistito all’ascesa del nuovo, nei panni del giovane arrivista Charley Wells, a discapito del vecchio, incarnato da Ike Underwood, portatore dei valori della tradizione, in questa seconda parte continua il racconto dell’affermazione di Wells, simbolo del pragmatismo americano, l’uomo che ha costruito tutta la propria carriera sul possibile, seppellendo i concetti di eternità ed eroismo. La nuova America ha il suo volto. La vecchia Arcadia è ormai contaminata.
    Insieme alla vicenda di Charley Wells, scorrono le storie degli altri personaggi del romanzo. Ike Underwood osserva la città sfuggirgli di mano e il figlio morire solo e sconfitto. Il reverendo Jessup, nuovo ministro della chiesa episcopale, ha un grande obiettivo da realizzare nel nome del Signore. Arthur Carmichael Junior disprezza il padre e vuole seguire le orme di Charley Wells. E poi ancora Phoebe Underwood, Virgil T. Light, Nancy Wells, Leon D. Walls, Edna Vance e i molti altri destini che percorrono gli ultimi decenni dell’Ottocento fino al simbolico passaggio del secolo, in un finale incandescente degno di uno dei grandi narratori americani del Novecento.

    Ci sono autori che ti trascinano via come una lingua di lava incandescente. Il lettore pensa che la scena si sia placata, che per un attimo può distrarre la sua attenzione. E invece non è così, la striscia infuocata continua a correre per la sua strada e ti trascina con lei. Ecco, un autore di questo genere è Don Robertson”.

    Susanna Nirenstein, la Repubblica

    Per nostra fortuna i libri di Don Robertson vanno dalle trecento pagine in su. Così, leggendoli, abbiamo meno tempo per pensare a quanto saremo dispiaciuti, dopo averli terminati”.

    Daniele Abbiati, Il Giornale

     

    1. Armando

      Ho appena finito di leggere Paradise Falls. Non ho le parole adatte per descrivere quanto abbia adorato questo libro dalla prima all’ultima pagina. È un libro che mi ha scombussolato e fatto sorridere al tempo stesso. Mi ha fatto pensare e rimanere a bocca aperta per le splendide descrizioni della cittadina. Paradise Falls fa riflettere su quanto la vita possa cambiare improvvisamente e fa capire che bisogna sempre vivere nel qui e ora (ma non come l’ha inteso Charles Wells :P). È inutile aggrapparsi al passato perché il mondo va avanti inesorabilmente, soppiantando tutte le Arcadie di questo mondo e forse creandone delle altre. Rimpiangere gli orti di peschi defunti e ricordare le vecchie colline è una malinconica ancora che ,forse, non porta a niente…ci saranno sempre le generazioni successive che accetteranno il nuovo come accettano di respirare.
      Credo che non esistano scrittori con uno stile bello e cristallino come quello di Don Robertson. I suoi personaggi sono talmente umani che è facilissimo rispecchiarsi in loro, nelle loro contraddizioni e paure universali.

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  • Don Robertson

    Don Robertson (1929-1999), nativo di Cleveland, Ohio, autore di diciotto libri, ha goduto per più di un decennio di un grande successo in America, al punto che uno dei suoi romanzi, The Greatest Thing That Almost Happened, divenne un film per la televisione nel 1977. All’attività di scrittore, che gli valse il Putnam Award e il Cleveland Arts Prize for Literature, ha sempre affiancato il lavoro di giornalista. Senza mai smettere di scrivere, si è allontanato progressivamente dall’ambiente letterario, anche a causa di gravi problemi di salute, fino a venirne dimenticato.